In questi ultimi mesi mi è capitato( e non a caso) di riflettere su un fatto molto importante che vorrei condividere con voi. In Romani 8:1 è scritto “non esiste dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù”. Si sente dire spesso questo verso, anche per dar modo di comprendere che non siamo più sotto la legge, ma sotto la grazia. Il motivo per cui scrivo questa riflessione è perchè io ero il primo ad “essere salvato per grazia, ma a vivere secondo le opere della legge”, e questo concetto è in parte errato, perchè quando si vive sotto la legge, abbiamo come una spada che si posa sul nostro capo, pronta ad accusarci e a giudicarci ogni qualvolta che pecchiamo. Sto dicendo forse che siamo autorizzati a peccare? Non sia mai! La Scrittura infatti dice: “Peccheremo forse affinchè la grazia abbondi? No di certo”. Se in questi ultimi versi ho deciso di scrivere una sottospecie di autodifesa non era perchè avessi paura del possibile giudizio altrui in merito a tale articolo, ma perchè vedo molta confusione nella praticità della grazia.
Sappiamo dunque che siamo salvati per grazia e non per le nostre opere/meriti(efesini 2:1-9), ma la domanda che ci si può porre spesso è: come vivere la grazia? In che modo posso affrontare il peccato?
La risposta di molti oggi potrebbe essere quella di “sforzarsi di non peccare” o di crearsi delle restrizioni al fine di rimanere in una specie di recinto da cui forse “è meglio non uscire”. Personalmente penso che la grazia non debba essere vissuto in tal modo, perchè allora non vivresti sotto la grazia, ma sotto la legge. Mi spiego meglio: se abbiamo accettato Cristo nella nostra vita e abbiamo riconosciuto la nostra condizione di peccato, è inutile “sforzarsi” perchè con le nostre forze o premure personali, non faremo altro che continuare a cadere. In Galati 2:21 è scritto che la Salvezza si ha unicamente per grazia e non “per le opere della Legge”. Quindi se noi pensiamo che la sola ubbidienza alla Parola porti alla Salvezza, come dice Paolo, allora Cristo sarebbe morto inutilmente. La nostra ubbidienza non deve mancare, poichè la luce di Gesù in noi deve risplendere tra gli uomini, e le opere attestatrici di una fede pratica devono manifestarsi. Ricordiamoci però che non siamo salvati per questo: l’ubbidienza serve a noi, affinchè arriviamo alla perfetta statura di Cristo, affinchè cresciamo e ci santifichiamo. Tutto questo però oltre al nostro impegno, non è dettato dalle nostre fatiche ma dalla grazia di Cristo in noi. E’ la grazia che ci spinge a smettere di peccare e ci insegna l’ubbidienza, perchè altrimenti non penso possa definirsi una vera grazia(Ebrei 13:9; Romani 6:14; Romani 11:6;).
Sembra che in questo articolo abbia ripetuto cose che “sanno tutti”, ma non penso sia così perchè ancora oggi in molti fanno a braccio di ferro con il peccato. Per sconfiggerlo non dobbiamo sforzarci di dirgli di “No”, ma piuttosto dobbiamo sforzarci di dire di “Sì” a Gesù. Solo stare alla presenza di Dio, insieme a canti di lode e adorazione(soprattutto) ci permetterà di allontanarci dal peccato, solo stare tra le braccia del Buon Pastore(vedi Salmi 23) ti permetterà di rinnovare la mente. La Scrittura dice che se adempiamo ai desideri dello Spirito non adempiremo affato a quelli della carne, ma questo non per una questione di “Lotta o di Ring da combattimento”, ma perchè se si nutre lo Spirito, se si rinnova la mente con la Parola di Dio, se stiamo in Adorazione tra le braccia di Papà, ci renderemo conto che non avremo “più bisogno di peccare”, perchè il peccato, le malattie, le maledizioni e “quel documento a noi ostile” sono stati inchiodati sulla Croce. Se veramente realizziamo cosa Cristo ha fatto sulla Croce, sarà la Grazia a lavorare in noi(non escludo che un minimo di impegno non dobbiamo metterlo) e sarà Cristo il nostro unico bisogno(Matteo 5:1-4).
Se ci facciamo restrizioni, premure, paure o paranoie non stiamo vivendo sotto la grazia, ma sotto la legge. Soprattutto voglio dare un parere personale: il motivo per cui oggi ci facciamo spesso delle restrizioni è perchè manca anche un pò di cultura. Parrà strano ma è così, perchè nella Bibbia non esistono solo libri dottrinali, ma anche poetici e sapienziali. Questo significa(ovviamente) che Dio è anche poeta e ama l’arte. L’ opera più bella della sua creazione infatti siamo noi, di fatto la Scrittura dice: “siamo opera sua”. In definitiva penso che le restrizioni portino di più a vivere sotto il peso di una condanna dettata dalla Legge, che non alla libertà che si può vivere in Cristo Gesù lontani dal peccato nel regime della Grazia.
Shalom,
Dio vi benedica,
Cannarella Matteo

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