LA LEGGE DI MOSE’ O LA GRAZIA DI CRISTO?
“Avvicinati tu e ascolta tutto ciò che l’Eterno, il nostro DIO, ti dirà, e noi ascolteremo e lo faremo”. (Deuteronomio 5:27 NR)
Mi capita spesso di dire che per quanto sia assurdo o illogico la nostra carnalità ama e desidera la legge. Nel passo appena citato vediamo come il popolo d’Israele piuttosto che bramare una relazione intima con Il Padre (Dio) preferì starci alla larga attraverso un mediatore. Erano da poco usciti da una orribile schiavitù che subito si rifugiarono in un’altra schiavitù: la legge mosaica. “Cosa centra ora la schiavitù?” Mi dirai. Centra eccome! L’apostolo Paolo descrive simbolicamente la legge come uno schiavo che sorveglia l’uomo nell’attesa che venga rivelata la fede in Gesù.
“Ma prima che venisse la fede eravamo tenuti rinchiusi sotto la custodia della legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. Così la legge è stata come un precettore per condurci a Cristo, affinché noi fossimo giustificati per fede.” (Galati 3:23-24 NR)
La parola precettore può essere tranquillamente tradotta come schiavo in quanto era nella cultura del tempo, quello schiavo fedele che sorvegliava i figli del padrone fino a quando fosse giunta la maturità tale per accogliere il maestro che non li avrebbe più sorvegliati ma piuttosto istruiti. Ora noi sappiamo che questo maestro che si attendeva era appunto Cristo!
Qual è allora il punto della questione? Molto semplice: ancora dopo duemila anni dalla manifestazione del Figlio di Dio in croce, in molti, soprattutto credenti si ritrovano ad essere attratti da Mosè e la sua legge. Questa è una tentazione perpetua. Così come Israele si è ritrovato a preferire un mediatore che li istruisse dall’idea di un Dio arrabbiato, oggi molti credenti nonostante dicano di essere salvati per Grazia, cercano di guadagnarsi le cose osservando la legge mosaica. Non ti sarà improbabile osservare sui muri delle loro comunità le tavole della legge con scritti sopra i dieci comandamenti. Naturalmente non intendo criticare o giudicare chi si diletta in queste cose, ma spesso l’inganno che si genera è molto sottile. A molti quando gli viene predicata la Grazia del vangelo si manifesta una certa gelosia nei confronti di Mosè. Mio caro lettore, ci tengo che tu sappia che non ho nulla contro Mosè. Credo sia stato un grande esempio biblico e che sia onorevolmente collocato nella schiera dei testimoni e nella lista degli eroi della fede (Ebrei 11:23-24). I miei problemi in proposito cominciano quando i credenti nati di nuovo cominciano a confidare in un certo senso in lui. Lì cominciano i guai! Sì, perché a quel punto si inizia a misurare la propria rettitudine in base ai nostri sforzi piuttosto di esaltare gli sforzi di Cristo sulla croce. Quanto più vivi per legge quanto più guarderai alle tue capacità e meno alle capacità del trono della Grazia (Ebrei 4:16). Se ti sforzi di osservare la legge e di ottenere in base alla tua ubbidienza ad essa finirai per vivere per legge:
“Ma la legge non si basa sulla fede; anzi essa dice: «Chi avrà messo in pratica queste cose, vivrà per mezzo di esse».” (Galati 3:12 NR)
Se dunque vivi per legge devi sapere che la legge stessa dice che se sbagli un solo comandamento sei condannato come se avessi peccato su tutti (Galati 3:10). In poche parole è impossibile sperare di essere benedetti in base alle opere della legge.
Se ti ostini a voler seguire la legge devi sapere che in tutti i suoi sforzi, il promulgatore della legge, Mosè, non entrò nella terra promessa! Non ce la fatta lui e pensi di avere tu qualche speranza?! Sai invece chi ci è entrato? Giosuè che guarda caso è lo stesso nome di Gesù. Le tavole della legge sono su pietra, e la pietra è morta poiché in essa non scorre sangue a differenza della Grazia che sulla croce ha versato tutto il suo sangue (e come ben saprai la vita è nel sangue (Levitico 17:11)).
La legge non solo non possiede la vita, (“…No di certo; perché se fosse stata data una legge capace di produrre la vita, allora sì, la giustizia sarebbe venuta dalla legge” Galati 3:21), ma tende ad allontanarti da chi ti dà la vita:
“Non pensate che io vi accusi presso il Padre; c’è chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza” (Giovanni 5:45 NR)
Discepoli di Mosè o di Cristo?
Che sia interamente in Gesù la tua fede e la tua speranza.
Dio ti benedica! Simone Di Chiara

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