LA PENTECOSTE E LA NUVOLA DI GLORIA
(Sermone del 20/05/2018)
La festa di pentecoste o detta anche Shavuot è la festa della mietitura. Ha a che fare con i 50
giorni dopo la festa di pasqua. Si celebra il Signore per il raccolto. È una delle feste
principali di pellegrinaggio ed è in concomitanza con quanto accadde sul monte Sinai con
Mosè ai tempi della promulgazione della legge (mosaica).
C’è un bellissimo parallelismo anche nel nuovo testamento, di cui accenneremo più avanti.
Questa mattina scopriremo qualcosa di nuovo su Dio e su quanto Egli ci brama a gelosia.
Il messaggio di oggi non è da ricevere da un punto di vista dottrinale ma poetico e
profetico. È importante tenere questo a mente.
“furono tutti battezzati nella nuvola e nel mare, per essere di Mosè” (1Corinzi 10:2 NR)
Sappiamo che battesimo significa immersione. Questo era il battesimo, o l’immersione
avvenuto tramite Mosè.
Israele è stato immerso in una qualche realtà speciale tra cui la nuvola. Ma cos’è questa
nuvola, chiamata anche nuvola della Gloria?
“Il terzo giorno, come fu mattino, ci furono tuoni e lampi; sul monte apparve una densa nuvola e si
udì un fortissimo suon di tromba; e tutto il popolo che era nell’accampamento tremò.” (Esodo 19:16
NR)
Questo era proprio il tempo in cui stavano per essere rilasciate la tavole della legge che
altro non sono che un riassunto della Torah e dei suoi 613 precetti.
Quando Dio si presentava con la nuvola e con il suono di tromba altro non era che una
solenne convocazione. Era un momento serio ma allo stesso tempo di grande gioia e festa.
Dio in questo modo scendeva e si posava.
Sapete perché? Era, profeticamente parlando la convocazione ad un matrimonio. Questa
nuvola è un parallelismo al matrimonio ebraico. Dovete sapere che il matrimonio ebraico
viene celebrato in maniera particolare. Non ci si presenta davanti ad un altare. I due futuri
sposi si presentano davanti al celebrante sotto quello che viene chiamato “Huppa” o
“Chuppah”. In parole povere era una baldacchino che richiamava una nuvola nuziale. I
dieci comandamenti altro non erano che gli accordi o promesse coniugali da impegnarsi a
rispettare reciprocamente, mentre Egli stesso stava dicendo al Suo popolo:
“Mi vuoi sposare?”, “Diventerai mia sposa?”.
Vedete? La nuvola della Gloria è un invito ad una intimità profonda con Lui. Un’intimità
tale che è paragonabile soltanto all’intimità che ci dovrebbe essere tra marito e moglie
(Efesini 5:22).
Ma in quel tempo ci fu un grosso problema, un grosso rifiuto da parte del popolo che
disse:
“E disse a Mosè: «Parla tu con noi e noi ti ascolteremo; ma non ci parli Dio, altrimenti moriremo».” (Esodo 20:19 NR)
Non erano disposti ad impegnarsi con lo Sposo e rifiutarono il Signore.

E da lì in poi in svariati modi, nonostante i rifiuti e i tradimenti da parte della Sua sposa
Israele, Dio (lo Sposo), continuava a dire: “Vuoi tornare con Me?” “Vuoi sposarmi?”.
«Perciò, ecco, io l’attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Di là le darò le sue vigne e
la valle d’Acor come porta di speranza; là mi risponderà come ai giorni della sua gioventù, come ai
giorni che uscì dal paese d’Egitto. Quel giorno avverrà», dice il SIGNORE, «che tu mi chiamerai:
“Marito mio!” e non mi chiamerai più: “Mio Baal!” Io toglierò dalla sua bocca i nomi dei Baal, e il
loro nome non sarà più pronunciato. Quel giorno io farò per loro un patto con le bestie dei campi,
con gli uccelli del cielo e con i rettili del suolo; spezzerò e allontanerò dal paese l’arco, la spada, la
guerra, e li farò riposare al sicuro. Io ti fidanzerò a me per l’eternità; ti fidanzerò a me in giustizia e
in equità, in benevolenza e in compassioni. Ti fidanzerò a me in fedeltà, e tu conoscerai il
SIGNORE. Quel giorno avverrà che io ti risponderò», dice il SIGNORE, «risponderò al cielo, ed
esso risponderà alla terra; la terra risponderà al grano, al vino, all’olio, e questi risponderanno a
Izreel. Io lo seminerò per me in questa terra, e avrò compassione di Lo-Ruama; e dirò a Lo-Ammi:
“Tu sei mio popolo!” ed egli mi risponderà: “Mio Dio!”» (Osea 2:14-23 NR)
Nonostante i tradimenti perpetui, il Signore non si stancava di amarli e prendersi cura di
loro corteggiandoli nel Suo amore. Egli desiderava essere il loro Marito e non il loro
padrone (significato del termine Baal).
A questo punto i dieci comandamenti rilasciati in Esodo, prendono tutto un altro aspetto.
Diventano lo scambio di promesse davanti all’altare nuziale, come detto prima. Dio
diceva: “Non avrai altri dei oltre Me”, ed “Io sarò il tuo Dio” (Esodo 19:5/20:3)
Ma qui arriva il bello! Millecinquecento anni più tardi, nello stesso giorno a pentecoste
arrivano vento e lingue di fuoco di nuovo.
Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo. Improvvisamente
si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dov’essi erano
seduti. Apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di
loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito
dava loro di esprimersi. (Atti 2:1-4 NR)
Le lingue di fuoco dicevano nuovamente: “Vuoi sposarti con Me?”. Questa volta però al
posto di scappare e disobbedire dicendo “No!”, dal oro cuore uscì una risposta di spirito
pregando in lingue: “Sì, ti sposerò!”
Il battesimo nello Spirito Santo ci sigilla in quel matrimonio. Ci immerge nel matrimonio!
La pentecoste è quella festa preziosa che anche se non pretende osservanze legalistiche o
forzate, ci riporta a meditare sulla festa nuziale più importante. Quella con Dio!
“E lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ode dica: «Vieni». E chi ha sete, venga; e chi vuole,
prenda in dono dell’acqua della vita.” (Apocalisse 22:17 ND)
Simone Di Chiara
Ministero Siloe

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