Quando vengo preso in giro
(approccio al bullismo)
Trovarsi preparati ad affrontare degli episodi di bullismo non è compito facile per
dei ragazzini. Infatti la nostra sfida, come chiesa, è preparargli a questo con base nel
Vangelo. Noi insegnanti e genitori cristiani dobbiamo fare in modo che si sentano
più sicuri di sé di fronte a questi episodi e non inadeguati o impreparati.
La Parola di Dio lo sappiamo, ha delle risposte per tutto, compreso per le
vicissitudini dei ragazzini, ed il tema bullismo non ne rimane fuori. Il lavoro ha come
obbiettivo coinvolgerli attivamente e la prima domanda che bisogna porli è: “Cosa
provo quando qualcuno mi prende in giro?”
Parlare di cosa si prova, dei sentimenti prodotti nell’anima quando si è derisi,
umiliati o disprezzati da un compagno è senza dubbio il primo passo in questo
percorso. È certamente normale sentirsi tristi, rigettati, provare rabbia o isolarsi.
Insomma è essenziale farli parlare di se stessi, per sfogarsi e per conoscersi meglio,
da questo si arriva a capire, insieme a loro che anche Gesù Cristo ha “sofferto il
bullismo” prima e durante la croce (Matteo 27: 27-31).
Per loro questa è sicuramente una grande scoperta, è sentire Gesù vicino, realizzare
che è uno di loro e con loro. Questo non solo è un concetto teorico o spirituale, è
piuttosto di vita quotidiana.
Da qui si delinea un nuovo punto di partenza: “Secondo voi Gesù, in questa
esperienza ha avuto gli stessi vostri sentimenti e come ha reagito?”
È la reazione di Gesù Cristo che stabilisce come bisogna affrontare questi episodi,
certo non sempre con il silenzio, ma è da li che si comincia a delineare i
comportamenti giusti, basati sul perdono e lontani dalla violenza, perché un
ragazzino che prende in giro un altro sicuramente non si sente amato o ha paura di
rimanere solo o vuole dimostrarsi forte ma in fondo è molto insicuro dentro di sé,
cioè, in fondo, è anche lui una vittima e se riescono a capire che dietro questi bisogno. Una mancanza profonda nella
loro anima attraverso un disordine interiore. In questo modo i nostri ragazzi
riusciranno a guardare oltre l’apparenza e il danno a cui vengono sottoposti,
guardando il loro “carnefice” attraverso gli occhi di Gesù. Mettendo in pratica i suoi
insegnamenti: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene.” (Romani 12:21).
Agendo in questo modo, i frutti saranno due: si sentiranno più sicuri di sé, con una
buona autostima e con il loro comportamento impatteranno i cuori dei loro
compagni: Questo, più che parlare di Gesù è vivere il Vangelo.
Karyta De Lima
Ministero Siloe

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